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Come Scrivere un Riconoscimento di Debito tra Privati

Consumatori

Hai prestato denaro a un amico e vuoi mettere tutto nero su bianco? Oppure devi “ufficializzare” un arretrato d’affitto con un piano di rientro chiaro? Il riconoscimento di debito è lo strumento giusto: semplice, economico e potente. Se lo scrivi bene, ti evita discussioni infinite e ti offre una prova solida nel caso (speriamo di no) nascano problemi.

Indice

  • 1 Cos’è (davvero) il riconoscimento di debito
  • 2 Quando conviene usarlo (e quando ha senso qualcos’altro)
  • 3 Gli elementi che non devono mancare
  • 4 Come scriverlo: un modello commentato, riga per riga
  • 5 Firma, data e “prova”: perché la forma conta
  • 6 Pagamenti, rate e interessi: rendilo sostenibile
  • 7 Valore in giudizio: dal decreto ingiuntivo al “salto” esecutivo
  • 8 Prescrizione: come si ferma e come riparte
  • 9 Errori tipici da evitare
  • 10 Una parentesi fiscale e “di forma” (senza appesantire)
  • 11 Domande frequenti, risposte sincere
  • 12 Un aneddoto che vale più di mille modelli
  • 13 Metti tutto insieme: la tua mini-routine
  • 14 Conclusioni

Cos’è (davvero) il riconoscimento di debito

Partiamo dal punto decisivo. Nel nostro ordinamento la promessa di pagamento o la ricognizione di debito non creano un’obbligazione “nuova”: confermano che il debito esiste già e liberano il creditore dall’onere di provare il rapporto fondamentale (prestito, canoni, fornitura…). In altre parole: se il debitore firma una ricognizione chiara, il creditore non deve più dimostrare come è nato il debito; spetterà al debitore, semmai, provare che quel rapporto non c’è o è estinto. Lo dice l’art. 1988 del Codice civile, che su questo è lapidario.

C’è un secondo effetto importante e spesso ignorato: il riconoscimento interrompe la prescrizione. Tradotto: azzera il “contatore” del tempo che, se lasciato correre, spegnerebbe il diritto di credito. A dirlo è l’art. 2944 c.c. – basta un atto che esprima consapevolezza del debito perché la prescrizione riparta da capo.

Quando conviene usarlo (e quando ha senso qualcos’altro)

Il riconoscimento è perfetto quando c’è accordo sulla somma dovuta e su come saldarla. Funziona nei piccoli prestiti tra privati, negli arretrati d’affitto, nei corrispettivi non pagati per lavori o servizi. Se invece il debitore contesta l’esistenza del debito, prima di scrivere conviene chiarire la base del rapporto (contratto, fatture, consegne). La ricognizione, infatti, presuppone che la parte che firma ammetta l’obbligazione; se questa ammissione non c’è, serve un’altra strada (diffida, mediazione, causa).

Detto questo, anche nei rapporti amichevoli il foglio firma fa miracoli: mette confini precisi, toglie imbarazzi, previene fraintendimenti. È un patto di chiarezza.

Gli elementi che non devono mancare

Una buona scrittura privata sta in poche righe, ma ognuna dev’essere pesata. L’ideale è che il testo contenga:

  • Chi: dati completi di debitore e creditore (nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale, residenza).
  • Che cosa: importo esatto in cifre e in lettere, valuta, causale chiara (“riconosco di dovere € 2.000 per prestito ricevuto il…”, “per canoni non pagati dei mesi…”).
  • Come e quando si paga: unica soluzione o rate (con scadenze, importi, coordinate di pagamento).
  • Interessi: se previsti, indica “al tasso legale vigente” salvo diverso accordo lecito.
  • Luogo, data e firma: indispensabili; meglio aggiungere in calce “scritto e sottoscritto di mio pugno”.

Con questi mattoni, il documento “parla” da solo.

Come scriverlo: un modello commentato, riga per riga

Tono semplice, frasi brevi, niente giri di parole. Una traccia efficace potrebbe suonare così:

“Io sottoscritto/a [Nome Cognome], C.F. […], nato/a a […] il […], residente in […],
riconosco di dovere a [Nome Cognome del creditore], C.F. […], la somma di euro [importo in cifre] ([importo in lettere]), per [causale: es. prestito personale ricevuto in data … / canoni di locazione dei mesi … / saldo lavori del …].
Mi impegno a pagare entro il [data] / in n. [x] rate mensili da euro [importo] ciascuna, con scadenza il [giorno] di ogni mese, mediante bonifico sul conto IBAN [••••] intestato a [creditore].
Sugli importi scaduti matureranno interessi al tasso legale dalla data di scadenza al saldo.
Luogo e data […]. Firma del debitore [leggibile].”

È tutto qui. Se vuoi, aggiungi una clausola “di buona educazione” tipo “eventuali spese di sollecito e recupero sono a carico del debitore”. Ma non appesantire: chiaro è meglio.

Firma, data e “prova”: perché la forma conta

La forza di una ricognizione sta nella sottoscrizione del debitore. Senza firma è un promemoria, non una prova. Per i rapporti tra privati basta la scrittura privata semplice: non devi andare dal notaio. Però sappi che una scrittura privata semplice non è un titolo esecutivo: se il debitore non paga, ti servirà un decreto ingiuntivo (di solito rapido, proprio perché hai la ricognizione come prova scritta). Se invece vuoi un documento che permetta di passare direttamente all’esecuzione forzata, allora serve una scrittura privata autenticata dal notaio (o atto pubblico): per le somme di denaro, la legge le riconosce come titoli esecutivi ai sensi dell’art. 474 c.p.c.

Suggerimento pratico: allega alla ricognizione copia del documento di identità del debitore e, se c’è un piano di rate, coordinate bancarie del creditore. Sono dettagli, ma tolgono alibi.

Pagamenti, rate e interessi: rendilo sostenibile

Un piano di rientro che “sta in piedi” vale più di una promessa altisonante che salta al primo imprevisto. Se scegli le rate:

Scrivi scadenze calendario alla mano (es. “il 15 di ogni mese”), evita somme “spaccate” difficili da ricordare e indica quando scatta la mora (“trascorso il 5° giorno dalla scadenza”). Gli interessi? Se non volete crearne di contrattuali, basta il riferimento al tasso legale: è sobrio e si aggiorna da solo. In caso di ritardo reiterato, puoi inserire una clausola risolutiva (“al mancato pagamento di 2 rate consecutive, il residuo diventa esigibile in un’unica soluzione”). Mantiene il patto serio senza irrigidirlo.

Valore in giudizio: dal decreto ingiuntivo al “salto” esecutivo

Se il debitore non paga, la ricognizione firmata è prova scritta idonea per chiedere un decreto ingiuntivo: il giudice può emetterlo quando il credito è certo, liquido, esigibile e sorretto da documenti. Anche promesse o messaggi firmati possono bastare in molti casi; la giurisprudenza ha ritenuto utilizzabili, come prova scritta, anche mail/PEC e messaggi (es. WhatsApp) che contengano un’ammissione chiara del debito, pur con cautele sulla provvisoria esecutività.

Vuoi evitare l’ingiunzione e avere subito un titolo esecutivo? Fai autenticare la firma dal notaio: la scrittura privata autenticata che contiene l’obbligo di pagare somme di denaro è titolo esecutivo (art. 474 c.p.c.). Non sempre serve, ma per crediti importanti (o quando temi ritardi) è una scelta pragmatica.

Prescrizione: come si ferma e come riparte

Te lo accennavo all’inizio: il riconoscimento interrompe la prescrizione. Dal giorno in cui il debitore riconosce il debito – anche implicitamente, ad esempio con un pagamento parziale accompagnato da parole chiare – il tempo ricomincia a contare da zero. Non servono formule sacre: basta che emerga la consapevolezza dell’obbligo. È un salvagente per i creditori distratti e un incentivo a mettere per iscritto gli accordi. Tutto questo è scolpito nell’art. 2944 c.c. e ribadito da molte sentenze.

Errori tipici da evitare

Non rovinare un buon accordo con quattro sviste evitabili.

  • Causale vaga o assente (“riconosco di dovere una somma”). Meglio “per prestito del …” o “per canoni dei mesi …”.
  • Importo solo in cifre. Aggiungi sempre le lettere: riduce equivoci.
  • Scadenze fumose (“entro il mese”). Metti giorni precisi.
  • Firme frettolose senza data/luogo e senza documento allegato.
  • Pretendere interessi fantasiosi o penali sproporzionate: rischi nullità parziale e discussioni inutili.

La semplicità vince. Un foglio chiaro oggi vale ore risparmiate domani.

Una parentesi fiscale e “di forma” (senza appesantire)

La scrittura privata semplice tra privati non richiede registrazione immediata. Potrà però essere soggetta a imposta di registro “in caso d’uso” (ad esempio, se la produci in giudizio). Se vuoi darle una data certa terza, oltre alla data apposta a penna puoi inviarne scansione via PEC o consegnarne copia autoprotocollata (ad esempio con marca temporale digitale). Non è obbligatorio, ma aumenta l’affidabilità del documento in sede di prova.

Domande frequenti, risposte sincere

Basta una mail per riconoscere un debito?
Se contiene una ammissione chiara e riconducibile al mittente, può valere come prova scritta per l’ingiunzione. Per evitare contestazioni, meglio però una firma autografa su scrittura privata (o firma digitale qualificata).

Il riconoscimento crea un debito nuovo?
No. Conferma quello che c’è già e dispensa il creditore dalla prova sull’origine, salvo prova contraria del debitore (art. 1988 c.c.).

Con la scrittura privata semplice posso pignorare subito?
No. Serve prima un decreto ingiuntivo (salvo che tu abbia un titolo esecutivo diverso). Se vuoi “saltare” il monitorio, fai autenticare la scrittura: diventa titolo esecutivo per somme di denaro (art. 474 c.p.c.).

La ricognizione ferma la prescrizione anche se il creditore non la vede subito?
Sì: l’effetto interruttivo decorre dal giorno del riconoscimento, non da quando il creditore ne viene a conoscenza.

Un aneddoto che vale più di mille modelli

Chiara affitta la sua casa a un conoscente; due mesi difficili e si accumulano tre canoni. Niente drammi: si siedono al tavolo, scrivono una ricognizione con importo totale, causale “canoni di…”, rate da pagare il 10 del mese, IBAN e tasso legale sulla mora. Lui firma, allegano i documenti. Pagata la prima rata, salta la seconda: Chiara chiede un decreto ingiuntivo allegando la ricognizione; tutto liscio, perché è prova scritta completa. Con due righe fatte bene hanno risparmiato settimane di discussioni.

Metti tutto insieme: la tua mini-routine

Individua somme e causale. Scrivi una ricognizione chiara con importo in cifre e in lettere, scadenze e modalità di pagamento. Firma del debitore, data e luogo, allegato documento. Se il credito è importante, valuta la firma autenticata per avere un titolo esecutivo “pronto”. Conserva copia e, se vuoi, inviane scansione via PEC per una data certa. Se qualcosa va storto, la ricognizione è il tuo pass per il decreto ingiuntivo.

Conclusioni

Scrivere un riconoscimento di debito tra privati non è roba da giuristi. È buon senso, messo per iscritto con ordine. Quando il testo è pulito, gli impegni sono sostenibili e le firme sono in regola, il documento vale: ti aiuta a incassare in serenità e, se serve, ti spalanca la strada più rapida in tribunale.

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Federica Fratoni è una blogger appassionata di diversi argomenti, tra cui i lavori domestici, il fai da te, i passatempi e la tecnologia. Ha creato il suo blog come un modo per condividere la sua conoscenza e le sue esperienze con gli altri, offrendo guide e consigli utili su questi argomenti.

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