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Cinque assessori in tutto e una ridistribuzione delle deleghe. Sono queste le novità della giunta provinciale, dopo che, la scorsa settimana, tutti gli assessori avevano rimesso nelle mie mani le loro deleghe, per permettermi di procedere più liberamente al necessario ridimensionamento dell’esecutivo, già annunciato nei mesi scorsi e per il quale ho atteso la conclusione delle tornate elettorali, al fine di evitare strumentalizzazioni.
Si tratta di una scelta non facile e dolorosa, ma necessaria per dar corso a quel procedimento di razionalizzazione della spesa, già avviato a inizio mandato con la riorganizzazione dei livelli dirigenziali.
Ho apprezzato il gesto generoso e responsabile fatto dagli assessori e li ringrazio. In particolare Carlo Cardelli e Chiara Innocenti, che non fanno più parte della giunta, per il lavoro fin qui svolto, con grande impegno, capacità e intelligenza, e per aver fatto un passo indietro in questo momento non facile, a fronte della scelta portata avanti dall’amministrazione e finalizzata al contenimento della spesa.
La nuova giunta provinciale, già passata da 8 a 7 assessori l’anno scorso, con il ritiro delle deleghe a Michele Parronchi, è così composta: Roberto Fabio Cappellini, già vicepresidente e assessore alle politiche del lavoro, dello sport della gestione e manutenzione degli impianti sportivi e della protezione civile, assume la delega anche alle politiche giovanili; Rino Fragai, già assessore alle politiche inerenti l’Igiene del suoloe dell’ambiente, la forestazione, le fonti energetiche, la caccia e la pesca, assume anche la delega alla Polizia provinciale; a Mauro Mari, già assessore alle politiche inerenti il patrimonio immobiliare, ledilizia scolastica, la mobilità, il demanio idrico, la sicurezza idrogeologica , i lavori pubblici e l’ agricoltura, va anche la delega alla pianificazione dei trasporti; a Lidia Martini, assessore alle politiche inerenti Bilancio, finanze, Innovazione amministrativa, Ufficio relazioni con il Pubblico, Diritti dei cittadini e servizi informatici, va anche la delga alla cultura, l’Informazione , la cooperazione allo sviluppo e le Pari Opportunità; a Paolo Magnanensi restano le deleghe alle politiche di Sviluppo sostenibile, industria, artigianato, Istruzione e formazione professionale, coordinamento politiche comunitarie.
Per quanto mi riguarda, invece, oltre alla deleghe a affari generali, programmazione, turismo, personale e sociale, assumo anche la delega alla pianificazione territoriale.
Mi preme sottolineare che non si tratta di un’ operazione che nasce sull’onda dell’antipolitica, un virus pericoloso che con le armi del populismo rischia di compromettere la sopravvivenza della democrazia, spesso anche screditando i presidi territoriali e il loro ruolo e svuotando la pratica amministrativa di contenuti e credibilità. E’, piuttosto, una risposta concreta a un momento di forte crisi economica e di dissesto sociale, nel quale credo che politica e istituzioni insieme debbano fare la loro parte e dare un segnale di rigore, responsabilità e coerenza, nell’interesse del territorio.
Non taglio il superfluo, sia chiaro, e non è facile rinunciare a due membri della squadra, chiedendo a chi resta di farsi carico di un lavoro maggiore.
Le Province stanno vivendo un momento di incertezza, al centro di un dibattito che spesso si colora di toni demagogici e superficiali. La semplificazione del nostro sistema amministrativo, la riduzione di sovrapposizioni fra uffici e enti istituzionali è un passo necessario per la garanzia di un buon funzionamento della macchina pubblica,ma c’è bisogno di una riorganizzazione generale, basata sulla giusta distribuzione di funzioni, competenze e risorse, senza perdere di vista l’importanza della territorialità e la valorizzazione delle specificità.
In totale il processo di razionalizzazione messo in atto da inizio mandato, con la riorganizzazione dei livelli dirigenziali insieme al ridimensionamento dell’esecutivo consente un risparmio di circa 1 milione di euro sul bilancio provinciale, che sarà in parte riutilizzato per misure a sostegno al reddito delle famiglie bisognose.
Concludo con un ariflessione. Ho letto alcuni appelli che mi sono stati rivolti per il rispetto delle quote rose e mi sembra un po’ pretestuoso dirlo proprio a me, che sono stata la prima donna eletta a ricoprire la carica di Presidente della Provincia di Pistoia. In un contesto di grande difficoltà e con un clima sociale sempre più teso, il criterio da perseguire è quello dell’interesse del territorio e della comunità, nel pieno rispetto dei principi di democrazia e di rappresentanza e in base a questo principio ho sempre operato e continuerò a assumere le mie scelte.
Il ruolo e il merito delle donne in politica non è una questione di soli numeri e la loro presenza negli organismi istituzionali non può essere motivata a partire dall’appartenenza di genere: è semplicemente mortificante.
Dovendo operare su una squadra già formata da tempo, ho deciso di concentrare l’impegno sulle deleghe fondamentali per l’attività dell’ente: ambiente, viabilità, sviluppo economico, lavoro, che presumibilmente verranno confermate anche in un nuovo assetto.
Da donna e da amministratore a capo di un ente pubblico, ho sempre pensato che merito capacità e competenza siano i principi sui quali scegliere le persone, lontano da qualsiasi retorica e strumentalizzazione. Piuttosto, credo che la politica debba fare di più per colmare al meglio il differenziale tra parità formale e parità sostanziale, dando alle donne quegli strumenti effettivi di conciliazione vita-lavoro e renderle così realmente competitive.